venerdì 9 maggio 2008

La formazione nell'era planetaria, 5

Il Decano sorrise assieme a noi. Ci sembrava, in effetti, incredibile che qualcuno potesse orientare la propria vita in quel senso. Poi, sempre sorridendo, continuò la sua prolusione.
“Allo stesso modo, un membro della seconda casta, un qualsiasi Dottore, trova il senso di sé, il piacere e l’autostima negli studi e nell’attività intellettuale che ha scelto. Avete visto un informatico di fronte al suo computer, o un chimico nel suo laboratorio, o un architetto immerso nei suoi disegni? sono presi da una libido incontenibile, tanto per fare una battuta, dovuta al desiderio di scoprire o realizzare nuove cose e di essere riconosciuti nella comunità umana e scientifica.
Per questi individui, svolgere una funzione politica, vorrebbe dire trascurare i loro studi e permettere che altri giungessero a realizzare i loro stessi sogni. Giammai! Come i membri della prima classe sono identificati con il corpo, questi della seconda sono identificati con la mente. Anch’essi sono individui estremamente preziosi per la società, la quale, da parte sua, li mette nella condizione di coltivare nel miglior modo possibile i loro interessi e le loro attitudini. Mia madre era un chirurgo: per lei la sua professione significava non tanto salvare una vita umana, quanto mostrare la sua efficienza così come la sua ingegnosità.
Queste persone non lavorano, ma giocano, capite che cosa voglio dire? Lavorano come se non facessero qualcosa di ‘reale’ e di esistenzialmente significativo, come se non avessero a che fare con esseri umani, o con altre espressioni della vita universale... Fanno un gioco, in base ad un certo programma, seguendo il quale si può vincere o perdere; naturalmente vogliono vincere, come tutti, e nella loro vittoria si rendono utili agli altri. Vedete, anche in questo caso, come un impulso in qualche modo egoistico possa essere armonizzato con il benessere collettivo. E’ questo ciò che conta!
Forse una venatura egoistica è presente anche in noi Filosofi, che ne dite? Per noi ciò che conta è la relazione, dal livello interpersonale a quello planetario, e ci occupiamo solo di questo. Noi siamo i maestri della relazione e a noi è riservata ogni attività nella quale è fondamentale curare il rapporto con o tra gli esseri umani: la terapia, l’educazione, la coordinazione delle funzioni pubbliche, la direzione dei centri di ricerca, l’amministrazione del diritto...
E a noi soli, ma solo dopo i cinquant’anni, è riservata la politica, l’attività legislativa e amministrativa. Solo a chi sta a cuore il benessere dell'uomo, e ne conosce profondamente la natura, ha il diritto di governare. E ne ha il dovere. Come sapete, nessuno di noi può esimersi dalla responsabilità politica, una volta che sia stato prescelto dal Consiglio degli Anziani.
Io stesso ho dovuto ricoprire la carica di Rappresentante Europeo, alcuni anni fa: devo dire che sono stati i tre anni più noiosi della mia pur lunga esistenza. Tre anni lontano dai miei studi e, soprattutto, dai miei studenti... Tre anni passati in innumerevoli incontri per verificare la politica delle Bioregioni, limare alcune leggi, coordinare qualche intervento straordinario sul territorio... Bhè, per fortuna possiamo essere eletti una sola volta.
Del resto, l’ho già detto, governare è un dovere per il nobile. Ricordate che cosa dice Nietzsche, riguardo agli uomini ‘più spirituali’: «Essi dominano non perché vogliono, ma perché sono; non hanno la libertà di essere i secondi.»
Il Filosofo non persegue alcun interesse personale: è identificato con la società e vuole solo questo, che l’uomo sia in armonia con se stesso e con i propri simili. Vuole che siano prevenuti i conflitti psichici e sociali e, ove ciò non sia possibile, sanati. Dovete quindi sviluppare un animo nobile e generoso se volete essere degni rappresentanti della prima casta. Questa società può reggersi solo fino a quando i Filosofi rimarranno puri, cioè saranno i più poveri e oscuri servitori della collettività.
Lasciamo dunque la ricchezza alla terza classe e il prestigio ai Dottori, i quali sono continuamente oggetto di attenzione da parte dei mass media e i cui nomi sono sulla bocca di tutti. Noi invece lavoriamo senza clamore e la nostra unica ricompensa sia una coscienza superiore.”
Dopo questo inaugurale ammonimento il Decano si congedò. Lo salutammo alzandoci in piedi e congiungendo le mani al cuore, profondamente grati di avere avuto la possibilità di approdare all’universitas.
(continua)